Ansia e disturbi d’ansia

“L’uomo è forse la creatura più timorosa che ci sia, poiché alla paura elementare dei predatori e dei membri della sua stessa specie, si aggiungono le paure esistenziali portate dal suo stesso intelletto”. 
Eibl-Eibesfelt

L’ansia è un fenomeno normale di cui tutti facciamo esperienza in continuazione seppure in misura e con frequenza molto variabile; è una dimensione inevitabile del vivere umano con cui è necessario confrontarsi quotidianamente. 

L’ ansia è l’emozione provata di fronte a una sensazione di minaccia reale (es. minaccia alla persona) o figurata (es. minaccia all’autostima). È una risposta normale e innata di attivazione, caratterizzata da un aumento della vigilanza e dell’attenzione che ha l’obiettivo di prepararci ad affrontare il pericolo percepito predisponendoci a una risposta di attacco o fuga.

L’ansia è avvertita come sensazione di attesa di qualcosa d’indefinito e spiacevole, una sorta di incombenza minacciosa, una irrequietezza psichica non identificabile e definibile con precisione.

La reazione d’allarme non è esclusivamente una peculiarità dell’uomo; si ritrova anche negli animali. Nell’animale tutti i cambiamenti fisici (aumento della vigilanza, aumento del battito cardiaco, ecc.) sono utili per un comportamento di attacco o di fuga.  In altre parole, di fronte ad una minaccia o pericolo l’animale mette in atto una serie di modificazioni fisiche che sono funzionali ad affrontare la minaccia o tramite l’eliminazione diretta del pericolo (attacco) o tramite l’allontanamento dalla minaccia (fuga).Ciò fa capire l’importanza della reazione di allarme come condizione che facilita la sopravvivenza dell’animale.

Anche nell’uomo l’ansia, la reazione di allarme, ha un’importante funzione adattativa. E’ infatti, ormai, ampiamente dimostrato, il rapporto tra ansia e prestazione. A livello minimo di ansia la prestazione è praticamente nulla. Con l’aumentare dell’ansia aumenta la performance, migliora la qualità della prestazione fino ad un livello ottimale. Semmai è l’ulteriore aumento dell’ansia che comporta effetti negativi sulle prestazioni che decrescono progressivamente fino al punto di massima ansia che corrisponde all’impossibilità di ogni prestazione e alla paralisi. Entro certi limiti l’ansia, quindi, è utile, anzi, necessaria. L’ansia cessa la sua funzione positiva quando è troppa, quando non è più utile e, quindi, diviene negativa per l’individuo. In sintesi quindi l’ansia fisiologica ci prepara ad affrontare in maniera adattiva una possibile situazione difficile mentre l’ansia patologica è disfunzionale perché, essendo persistente e intensa, interferisce con la nostra prestazione, e può essere associata a eventi neutri, che non sono realmente pericolosi.

Ma quali sono i sintomi dell’ansia?

I sintomi dell’ansia posso essere suddivisi in tre categorie:

  • sintomi psicologici dell’ansia: forte apprensione, nervosismo, alterazione della memoria e della concentrazione, rimuginio e preoccupazione, insicurezza e timore;
  • sintomi fisici dell’ansia: dovuti a una iperattivazione neurovegetativa, sono costituiti da palpitazioni, tachicardia, ipersudorazione, spasmi alla gola, dispnea, vertigini, bisogno frequente di urinare, sintomi gastroenterici, insonnia con difficoltà ad addormentarsi e risvegli frequenti;
  • tensione motoria: tremori, irrequietezza, agitazione, facilità a sussultare, contratture muscolari, cefalea tensiva.

È possibile distinguere diversi tipi di ansia:

  • ansia automatica: risposta innata a un pericolo interno o esterno;
  • ansia acquisita:
    • ansia anticipatoria: ha breve durata ed è scatenata da un segnale reale o immaginario, identificabile, associato con il pericolo;
    • ansia generalizzata: è una sensazione di tensione durevole non associata a stimoli particolari;
    • attacchi di panico: sono attacchi d’ansia intensi che si risolvono rapidamente, durante i quali si prova un improvviso senso di grave pericolo (es. paura di morire, paura di impazzire, paura di perdere il controllo). Sono caratterizzati da un’attivazione somatica molto marcata, con sintomi fisici intensi quali palpitazioni, fame d’aria, vertigini fino ad arrivare a un senso di estraneamento dalla realtà.

Nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (quinta edizione; DSM–5; American Psychiatric Association, 2013) vengono classificati come disturbi d’ansia i seguenti disturbi:

  • Disturbo d’ansia da separazione
  • Mutismo selettivo
  • Fobia Specifica
  • Disturbo da ansia sociale
  • Disturbo di panico
  • Agorafobia
  • Disturbo da ansia generalizzata
  • Disturbo d’ansia da condizione medica
  • Altro disturbo d’ansia specifico
  • Disturbo d’ansia non altrimenti specificato

È possibile diagnosticare un disturbo d’ansia solo quando si è accertato che i sintomi di ansia non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza o farmaco o a un’altra condizione medica, oppure non sono meglio spiegati da un altro disturbo mentale.

Molti disturbi d’ansia si sviluppano in età infantile e tendono a persistere quando non curati. 

L’ansia è un’emozione che tutti quanti abbiamo provato di fronte alla percezione di una minaccia, ma questo non implica necessariamente che in seguito si sia sviluppato un disturbo d’ansia. Normalmente quando proviamo ansia mettiamo in atto delle strategie per ridurre o eliminare la minaccia, ripristinando in questo modo la precedente situazione di normalità.

Il trattamento elettivo per la cura dei disturbi d’ansia è la psicoterapia cognitivo comportamentale, che può essere associata a un trattamento farmacologico.

Mai sentito parlare di emetofobia o paura del vomito?

L’emetofobia (dal greco emein= vomito, fobos=paura) è una paura specifica ancora poco studiata e indagata ma abbastanza diffusa.

Chi soffre di ematofobia ha paura di vedere gli altri vomitare e/o di vomitare lui stesso. La preoccupazione per il vomito diventa eccessiva e invade il soggetto. Ogni sintomo di malessere viene subito interpretato come un segnale che porterà di lì a poco la persona a vomitare. Questo spesso porta la persona con emetofobia a controllare ogni minimo sintomo del proprio corpo e soprattutto dello stomaco, diventando ipersensibile a qualsiasi segnale riesca a captare.

L’atto del vomito viene vissuto dai soggetti come pericoloso perché causa di perdita di controllo, malattia, debolezza o qualcosa che gli altri potrebbero trovare ripugnante. La paura del vomito porta i soggetti ad evitare una vasta gamma di situazioni o attività che si crede potrebbero aumentare il rischio di vomitare o di vedere vomitare altri. Questi includono ad esempio la vicinanza con ubriachi; andare sulle giostre del luna park; essere vicino a persone malate; viaggiare in barca; andare in vacanza all’estero; viaggia in aereo; bere alcool, andare in luoghi affollati o con i mezzi pubblici o mangiare certi cibi. Molte donne con la fobia del vomito hanno evitato di rimanere incinta o affrontano tale evento con enorme disagio.

I soggetti mettono in atto alcuni comportamenti protettivi per evitare di correre il rischio di vomitare come mettere in atto eccessive pratiche igieniche; controllare la salute di se stessi e gli altri; cercare rassicurazione sul fatto che gli altri sono malati o potrebbe essere malato; assumere farmaci antinausea. Tutti i comportamenti di evitamento e protettivi vengono messi in atto dai soggetti per gestire l’eccessiva paura mantengono in realtà il problema e creano una compromissione significativa nella qualità di vita.

L’approccio cognitivo comportamentale, che si rivela particolarmente efficace nel trattamento dei disturbi d’ansia, è altrettanto valido per questa specifica condizione. La terapia è mirata, dopo una valutazione specifica del caso, a migliorare la gestione dell’ansia per il vomito e la qualità di vita.